Che cos’è il Solarpunk?
Il capitalismo verde è la cosa più calda del momento. Una valle soleggiata con tecnologia avanzata, un contadino androide che raccoglie le fragole con nonno e nonna, una macchina volante in un paesaggio naturale florido e rigoglioso… Questo è l’immaginario verde dell’animazione di novanta secondi intitolata Dear Alice, una pubblicità realizzata per l’azienda alimentare americana Chobani con una colonna sonora del compositore Joe Hisaishi dello Studio Ghibli. Nelle parole degli animatori, Dear Alice è «una visione ottimistica del futuro dell’agricoltura. È uno sguardo nostalgico verso una nuova era della coltivazione». Una vacca muggisce di fronte a un pannello solare mentre mangi il tuo yogurt preferito e bevi il tuo latte vegetale. “Il modo in cui mangiamo [e consumiamo] oggi alimenta il nostro domani”. Ancora un’altra pubblicità prodotta dallo studio di animazione The Line per Chobani: «Coltivare l’avena consuma meno acqua oggi e in questo modo possiamo gustarci il futuro domani. Delizioso. Cremoso. Latte d’Avena Chobani Senza Zucchero». Il capitalismo verde non ha mai avuto un sapore più aspro.
Tre mesi dopo, il 19 ottobre 2021 una nuova animazione solarpunk e “senza pubblicità” dello spot promozionale Dear Alice di Chobani è stata caricata su YouTube. Non c’è più nessuna inserzione pubblicitaria: le bottiglie di Chobani® Coffee Creamer e Chobani® Coffee Cold Brew sono ormai dei contenitori monocromatici senza marchio. La colonna sonora di Joe Hisaishi è rimpiazzata da rumori ambientali. Nonostante ciò, gli attrezzi da giardinaggio del padrone non avveleneranno mai il suo giardino. Alla pari degli imperatori romani Caligola e Nerone, i cui nomi, effigi e ritratti furono cancellati o rimossi dallo spazio pubblico dopo la loro morte più di diciannove secoli fa, il nome di Chobani è eliminato dalla storia minore del futuro. In analogia con i denari con le facce dei due imperatori romani, monete che sono state in seguito fuse o contromarcate (il segno arcaico della “demercificazione”), l’industria dei segni in quanto tale è liquefatta in un’economia culturale nuova di zecca.
Che cos’è il solarpunk? Il Manifesto Solarpunk del 2019 legge: «Il solarpunk è un movimento di narrativa fantastica, arte, moda e attivismo che cerca di rispondere e incarnare la domanda “come sarebbe una società sostenibile e come ci arriviamo?” […] Il solarpunk può essere utopico, semplicemente ottimista, o preoccupato per le lotte per creare un mondo migliore, ma non è mai distopico. Mentre il nostro mondo è sempre più afflitto da calamità, quel che ci serve sono soluzioni, non solo avvertimenti». Nella letteratura del ventunesimo secolo, il romanzo di Ursula K. Le Guin I Reietti dell’Altro Pianeta (il cui sottotitolo originale, indicativamente, è Un’Utopia Ambigua) è spesso reputato un pioniere del genere, insieme ad altre opere come la serie manga Nausiccaä della Valle del Vento di Hayao Miyazaki. In aggiunta, i film prodotti dalla compagnia di animazione Studio Ghibli fondata da Hayao Miyazaki rappresentano un altro esempio popolare del genere. In architettura, l’aeroporto Jewel Changi di Singapore e la città di Almere nei Paesi Bassi sono ancora due esempi di estetica solarpunk in cui la natura, la tecnologia e la vita umana sono progettate e integrate insieme. Un non-luogo come l’aeroporto Jewel Changi non è più soltanto un luogo di passaggio ma di meraviglia. Secondo Matt Bluemink, l’aeroporto di Singapore «potrebbe essere uno degli unici aeroporti al mondo a essere considerato un’attrazione turistica a sé stante”. D’altra parte, il progetto urbano verde di Almere, come ha evidenziato Jens Branum, rappresenta l’immaginazione di un altro futuro, ricostruito per mezzo di un’architettura lungimirante e un’urbanistica ecosostenibile, che senza il capitalismo non può ancora esistere: i loghi di Samsung, Toshiba e Sony ricoprono la facciata degli edifici solarpunk. L’estetica solarpunk è il mezzogiorno del capitalismo. Il Sole è al suo zenit ma le ombre non sono mai state più lunghe. Dopotutto, «mezzanotte è anche mezzogiorno, — […] notte è anche un sole», come scrive Friedrich Nietzsche in Così Parlò Zarathustra.
Oggi, i modelli “green” di Singapore e Almere sono contraddetti dai modelli “greenwashing” di città come The Line (ironia della sorte, l’omonimo dello studio di animazione sopramenzionato) in Arabia Saudita. Fondata dal principe Mohammed bin Salman, The Line è una città lineare “intelligente” nel mezzo del deserto: una linea di centosettanta chilometri senza automobili o emissioni di anidride carbonica, alimentata da energia verde. L’undicesima tesi del Manifesto Solarpunk: «Immagina che le “città intelligenti” vengano spazzate via a favore della cittadinanza intelligente». The Line, in questo riguardo, non è altro che l’antitesi del solarpunk.
Leggiamo la seconda tesi del Manifesto Solarpunk: «Siamo solarpunk perché le uniche altre opzioni sono la negazione o la disperazione». In contrasto con la filosofia cyberpunk di romanzi come Neuromante di William Gibson e film come Matrix delle sorelle Wachowski, il solarpunk è la rappresentazione della speranza e dell’ottimismo. Nelle parole di Matt Bluemink e Jens Branum, il solarpunk è un “antidoto” alla disperazione e al pessimismo del cyberpunk. Tuttavia, anche l’“antidoto” del solarpunk è in qualche modo tossico. È un pharmakon: cura e veleno allo stesso tempo.
Come Mark Fisher aveva già rilevato in Realismo Capitalista, «Quella con cui ora abbiamo a che fare non è l’incorporazione di materiali che prima sembravano godere di un potenziale sovversivo, quanto la loro precorporazione: la programmazione e la modellazione preventiva, da parte della cultura capitalista, dei desideri, delle aspirazioni, delle speranze». In altri termini, Dear Alice è la premercificazione del suo remake senza intermezzi pubblicitari. La rivoluzione è già finita. Questo non è altro che l’antitesi di un’altra tesi del Manifesto Solarpunk: «Il “punk” in solarpunk riguarda la ribellione, la controcultura, il post-capitalismo, il decolonialismo e l’entusiasmo. Ha a che fare con l’andare in una direzione diversa rispetto al mainstream, che sta andando sempre più in una direzione spaventosa». Il capitalismo è la fine del mondo.
Eppure, l’estetica solarpunk riguarda anche lo sviluppo di un’economia della contribuzione, per usare una frase popolarizzata da Bernard Stiegler, che è insieme sia dentro che contro l’economia capitalista. Ciò vuol dire costruire un nuovo mondo dalle rovine di uno più vecchio. Ancora, ciò vuol dire immaginare un altro futuro che potrebbe essere già qui e ora. Il pessimismo del realismo capitalista deve essere contrastato con l’ottimismo del post-capitalismo. Il solarpunk è una finzione, un sogno febbrile, una fantasia. Ma lo stesso vale anche per il futuro.
Nel 2019, in un saggio per la seconda conferenza annuale in memoria di Mark Fisher alla Goldsmiths University, Jodi Dean scrive: «È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo perché il capitalismo è la fine del mondo». In una sezione non trascritta della conferenza ha inoltre aggiunto che «i danni del capitalismo — proprietà, debito, stress — sono mortali e mettono fine al mondo», come citata da Matt Colquhoun, l’editore del libro postumo di Mark Fisher Desiderio Postcapitalista, il quale era presente alla Goldsmiths University quel giorno. La domanda non è che cosa ma piuttosto come fare? La risposta secondo Jodi Dean è una forma di relazione politica: il cameratismo.
Cento anni dopo socialismo o barbarie, la scelta è tra comunismo o capitalismo. Tuttavia, secondo Byung-Chul Han, la comunità stessa è già un’altra merce. «Il capitalismo raggiunge il suo culmine nel momento stesso in cui vende il comunismo come se fosse una merce”. E così, in quanto merce, il comunismo rappresenta “la fine della rivoluzione». C’è una terza possibilità?
Bibliografia
Bluemink, M. (2022, 10 Gennaio). From Cyberpunk to Solarpunk: Technics and the Cities of the Future. Blue Labyrinths.
Branum, J. (2023, 13 Febbraio). Almere: The First Solarpunk City? Blue Labyrinths.
Colquhoun, M. (2019, 19 Gennaio). Comrades. Xenogothic.
Dean, J. (2019). Capitalism Is the End of the World. Mediations: Journal of Marxist Literary Group, 33(1-2), Realism Revaluated.
Fisher, M. (2017). Realismo Capitalista (Trad. V. Mattioli). Roma: Nero. (Opera originale pubblicata 2009).
Gibson, W. (1986). Neuromante (Trad. G. Cossato e S. Sandrelli). Milano: Editrice Nord. (Opera originale pubblicata 1984).
Han, B.-C. (2022). Perché Oggi Non È Possibile una Rivoluzione: Saggi Brevi e Interviste (Trad. S. Aglan-Buttazzi). Milano: Nottetempo. (Opera originale pubblicata 2019).
Le Guin, U. K. (1976). I Reietti dell’Altro Pianeta (Trad. R. Valla). Milano: Editrice Nord. (Opera originale pubblicata 1974).
Miyazaki, H. (2000-2001). Nausiccaä della Valle del Vento (Trad. C. Baglini). Modena: Panini Comics. (Opera originale pubblicata 1982-1984).
Nietzsche, F. (1976). Così Parlò Zarathustra: Un Libro per Tutti e per Nessuno (Trad. M. Montinari). Milano: Adelphi. (Opera originale pubblicata 1892).
Regenerative Design (2019). Un Manifesto Solarpunk (Trad. A. Ardovini e A. Ardovini). ReDes.
The Line (2021). Chobani Oat. YouTube.
The Line (2021). Dear Alice. YouTube.
Wachowski, L. & Wachowski, L. (1999). The Matrix. Warner Bros.
Waffle to the Left (2021). ‘Dear Alice’ Decommodified Edition | Solarpunk Anime Ambience With No Ads. YouTube.
La versione originale di questo articolo è stata pubblicata su Berliner Gazzette per il dossier “Politics of Apocalypse”.
Bio
Alessandro Sbordoni è l’autore di Semiotica della fine. Saggi sul capitalismo e l’apocalisse (MachinaLibro, 2025) e The Shadow of Being: Symbolic / Diabolic (2a edizione, Miskatonic Virtual University Press, 2023). È redattore della rivista inglese Blue Labyrinths e della rivista italiana Charta Sporca.